La Guardia

 

La Guardia, nel Krav Maga, è la base per iniziare a proteggersi in caso di aggressione. Fondamentale punto di partenza da cui sviluppare la metodologia di combattimento appresa nei nostri corsi. Semplice, ed al contempo estremamente efficace, deve trasmettere al nostro aggressore la sensazione di averci sottomesso senza rendersi conto che, al contrario, lo stiamo controllando. Apparendo inoffensivi  agirà psicologicamente sull’aggressore che tenderà, di conseguenza, ad abbassare la sua soglia di violenza e attenzione. Concezione molto diversa rispetto ad altre discipline di lotta. Oltre che per difendersi fisicamente dai colpi ha, come funzione, quella di illudere l’aggressore circa le nostre reali potenzialità di intervento, perciò è fondamentale imparare a gestire la nostra mente e, le emozioni che ne posso scaturire, per poter agire di sorpresa.  La guardia è soprattutto la capacità di attivare uno stato di “allerta mentale” quando necessario.

La nostra consiste nel portare le mani all’altezza del volto, sovrapponendole leggermente lasciando le dita aperte rivolte verso il nostro aggressore; le braccia si stringono al corpo e si allungano formando una “V” in modo da poter ammortizzare un “diretto” improvviso. Le gambe staranno divaricate ad un larghezza pari alle proprie spalle con una variazione minima dei piedi e le ginocchia leggermente piegate. In questo modo le nostre mani, così come le nostre gambe, sono nella posizione migliore per operare tutte le manovre necessarie per proteggersi (testa, plesso solare, fegato e reni, baricentro, genitali,), schivare e reagire. Questo semplice movimento per risultare efficace, dovrà essere istintivo, per tutti i tipi di attacchi, poiché per strada non ci sono regole.

I nostri allievi, compresa la funzione fondamentale che assume la guardia prima, durante e dopo un  aggressione, dicono di noi: “non avevo mai ipotizzato quanta importanza potesse avere l’aspetto psicologico di un aggressore e quanto un semplice gesto potesse essere fondamentale per difendersi”.